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	<title>Press &#8211; HBI Group</title>
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	<title>Press &#8211; HBI Group</title>
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		<title>L’INTERVISTA. HBI: TECNOLOGIE PER GESTIONE FANGHI OBSOLETE FRENANO LE POTENZIALITÀ DEL RICICLO</title>
		<link>https://www.hbigroup.it/lintervista-hbi-tecnologie-per-gestione-fanghi-obsolete-frenano-le-potenzialita-del-riciclo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[HBI Consulting]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 10:38:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog HBI]]></category>
		<category><![CDATA[News Review]]></category>
		<category><![CDATA[Press]]></category>
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					<description><![CDATA[La gestione dei fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue e i motivi per cui in Italia si registra un collo di bottiglia in questo settore. Un confronto con gli altri Paesi europei e le misure che le istituzioni dovrebbero mettere in campo per aiutare le società a investire in questo settore. L’utilizzo dei finanziamenti dal PNRR a sostegno delle infrastrutture idriche.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Intervista a cura di Elena Veronelli per Watergas.it</p>



<p class="wp-block-paragraph">La gestione dei fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue e i motivi per cui in Italia si registra un collo di bottiglia in questo settore. Un confronto con gli altri Paesi europei e le misure che le istituzioni dovrebbero mettere in campo per aiutare le società a investire in questo settore. L’utilizzo dei finanziamenti dal PNRR a sostegno delle infrastrutture idriche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne parla in questa intervista rilasciata a Watergas Daniele Basso, Ceo HBI, startup che<strong>&nbsp;</strong>ha ideato, brevettato, progettato e posto in opera una tecnologia e un impianto in grado di recuperare materiali ad alto valore aggiunto, migliorando il ciclo idrico e rendendo un comune depuratore una bioraffineria poligenerativa sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oltre il 60% dei fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue urbane non è trattato in maniera efficiente e sostenibile. A cosa è dovuto questo collo di bottiglia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Sono tre i fattori che in sostanza determinano questo fenomeno. Il primo è la crescita del volume dei fanghi da trattare, dovuta all’aumento delle capacità di depurazione e in parte legata alla risoluzione delle procedure di infrazione europee ancora attive. Inoltre, dobbiamo considerare che in molte aree del nostro Paese, in particolare nel Mezzogiorno, la gestione dei fanghi è realizzata in mancanza di una dimensione di livello industriale. Un aspetto che comporta gioco forza una ridotta efficienza nella prospettiva dell’obiettivo di circolarità del ciclo idrico. Una terza criticità è la vetustà impiantistica: in Italia purtroppo abbiamo sottostimato la valutazione della mole di fanghi che avremmo prodotto e la maggior parte degli operatori, siano gestioni dirette o gestioni industriali, tratta i fanghi con tecnologie e metodiche ormai obsolete che frenano le potenzialità del riciclo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Può fornirci qualche dato sull’accumulo di fanghi di depurazione in Italia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Nel nostro Paese si stima vengano prodotte annualmente circa 3,2 milioni di tonnellate di fanghi di depurazione, con un incremento annuo stimato pari al +7.5 % (CAGR). Una quantità sempre più significativa che richiede il superamento della logica di destinazione in discarica o all’incenerimento, sistemi di smaltimento il cui costo si aggira attualmente intorno ai 150-200 euro per tonnellata. Ancora nel 2020 ben il 53,5 % dei fanghi prodotti a livello nazionale è stato avviato a smaltimento e secondo il position paper n. 225 a cura del Laboratorio Ref circa 1,9 milioni di tonnellate di fanghi all’anno sono avviate a smaltimento oppure non sono proprio trattate. A queste vanno inoltre aggiunte circa 220 mila tonnellate di fanghi che vengono esportate all’estero.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Qual è la situazione negli altri Paesi sul fronte trattamento delle acque reflue urbane? Stanno avanti a noi? Perché?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Nel trattamento dei fanghi di depurazione altri Paesi europei quali il Regno Unito, la Francia e la Germania in particolare adottano una solida gestione industriale, capillare sul territorio e affidata ad un numero ridotto di grandi operatori. Ciò consente un trattamento più efficiente e controllato, sebbene si tratti ancora in larga parte di metodiche di gestione tradizionali come la destinazione ad incenerimento in primis.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><br>Quali sono le azioni che le istituzioni dovrebbero mettere in campo per aiutare le società a investire in questo settore?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Innanzitutto, occorre definire una posizione istituzionale chiara e decisa che cambi il paradigma sulla gestione dei fanghi: da trattarli come rifiuto a considerarli una risorsa urbana strategica, da cui si devono recuperare acqua, energia rinnovabile e fertilizzanti circolari.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Poi, credo che i profili di intervento tecnico siano essenzialmente tre. Sarebbe ottimale favorire le gestioni di livello industriale e le aggregazioni tra i gestori dei depuratori. La revisione della normativa sull’utilizzo e la gestione dei fanghi, che in Italia risale al 1992, sarebbe un ulteriore punto sul quale concentrarsi, così da assicurare un recupero efficiente della risorsa, conformemente al paradigma dell’economia e dell’agricoltura circolare e sostenibile.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Infine, sarebbe necessario implementare ulteriormente la regolazione del ciclo idrico da parte di ARERA, prevedendo la definizione di parametri premiali di efficienza e di qualità specifici sul trattamento dei fanghi e sempre più dettagliati, in grado di incentivare i gestori al trattamento e al recupero efficiente di acqua, energia e nutrienti. Al momento attuale infatti la metrica considerata è limitata alla valutazione della quantità di fanghi destinati in discarica.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sono arrivati diversi finanziamenti dal PNRR a sostegno delle infrastrutture idriche. Come vanno investiti i soldi del PNRR? &nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Senza dubbio l’intervento del PNRR costituisce una formidabile opportunità di progresso per tutto il sistema ambientale italiano per sostenere il raggiungimento di obiettivi di transizione energetica e digitalizzazione. Siamo comunque coscienti che nel contesto italiano sussistono, per gli enti locali deputati a seguire i progetti, difficoltà legate alla burocrazia nonché alla dimensione straordinaria degli investimenti che sono stati assegnati. Inoltre, molti dei progetti che si realizzeranno sono ideati ancora con tecnologie non all’avanguardia e che non perseguono obiettivi circolari e di sostenibilità di medio/lungo periodo. Ritengo che una possibile chiave di volta sia quella di investire su frontiere tecnologiche innovative e promettenti coinvolgendo il ricco tessuto di startup e PMI che collaborano con università e centri di ricerca. Noi stiamo collaborando attivamente per la realizzazione di almeno due progetti di impianti per il trattamento dei fanghi finanziati nell’ambito della Missione 2 del PNRR.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><br>HBI ha ideato, brevettato, progettato e posto in opera una tecnologia in grado di rendere un comune depuratore una bioraffineria poligenerativa sostenibile. Può spiegarci nel dettaglio di cosa si tratta?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La tecnologia innovativa di HBI sviluppata per il trattamento dei fanghi da depurazione in ottica di economia circolare è in grado di ridurre di oltre il 90% la massa del rifiuto in uscita dal processo, ricavando acqua, energia rinnovabile e fertilizzanti riciclati per uso agricolo.</em>&nbsp;<em>Il processo di HBI, integrando la carbonizzazione idrotermica (HTC) e la gassificazione, consente di valorizzare in modo efficiente e sostenibile i tre grandi elementi sopra citati che sono intrinsecamente contenuti nei fanghi. Risorse preziose che permettono, oltre al beneficio sull’ecosistema naturale, anche di contenere di circa il 20% i costi economici del tradizionale smaltimento.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La nostra tecnologia abilita in particolare il recupero dell’85% dell’acqua, l’estrazione di materie critiche come i fertilizzanti e l’ammoniaca e di elementi quali azoto, fosforo, potassio, ferro, calcio, magnesio, rame, zinco, boro e manganese. Un sistema di estrazione completamente autonomo dal punto di vista energetico perché riutilizza l’energia prodotta dai fanghi stessi durante il ciclo di trattamento, capace di trattare con gli stessi risultati sia i fanghi tal quali che quelli derivanti da processo di digestione anaerobica.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><br>Un primo impianto è stato installato presso il depuratore di Bolzano (a giugno 2021) e successivamente spostato a Fusina, presso il sito GPLab della società Veritas a Venezia. Risultati ottenuti finora?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><br></strong><em>In entrambi gli impianti citati la capacità di trattamento in continuo è pari a mille tonnellate all’anno. Oggi HBI sta lavorando su alcuni progetti che prevedono la realizzazione di impianti con capacità di trattamento pari a 10.000 tonnellate all’anno, capaci di servire circa 400.000 abitanti equivalenti.</em>&nbsp;<em>Il sistema per il trattamento dei fanghi di depurazione di HBI è scalabile e modulare, potendo adattarsi alle diverse taglie di depuratori a partire da 5.000 tonnellate all’anno. I moduli di minore taglia possono inoltre essere mobili e quindi servire sia i depuratori delle aree interne sia le località turistiche che registrano picchi stagionali di persone, e conseguente aumento del volume di acque reflue e dei relativi fanghi di depurazione, solo in alcuni periodi dell’anno.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto è importante la collaborazione tra società, università e centri di ricerca?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>È una relazione decisiva per mettere a frutto le ricerche condotte. Quando fondammo HBI grazie anche all’intuito del mio socio fondatore e imprenditore Renato Pavanetto ero reduce dagli studi del mio dottorato di ricerca. Sentivo l’urgenza di colmare il gap che troppo spesso passa tra la fase di approfondimento accademico e quella di progettazione e realizzazione su base industriale. In HBI non abbiamo mai interrotto il rapporto con il mondo della ricerca, anzi intendiamo rafforzarlo ancor di più perché questa è la strada maestra per centrare dei traguardi rilevanti. Contiamo infatti di mantenere sempre proficuo il confronto con il network delle università italiane che hanno portato alla registrazione dei nostri brevetti. Ad esempio, di recente abbiamo vinto insieme con i nostri storici partner, Libera Università di Bolzano e NOI Techpark un bando FESR relativo ad un nuovo progetto di separazione dei metalli pesanti e recupero dei nutrienti dai fanghi attraverso la nostra tecnologia.</em></p>
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		<title>Ecomondo premia HBI per l’innovazione Green</title>
		<link>https://www.hbigroup.it/ecomondo-premia-hbi-per-linnovazione-green/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[HBI Consulting]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2023 08:06:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog HBI]]></category>
		<category><![CDATA[News Review]]></category>
		<category><![CDATA[Press]]></category>
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					<description><![CDATA[Premio “Lorenzo Cagnoni” per l’Innovazione Green destinato alle realtà che si sono distinte nello sviluppo di prodotti e soluzioni tecnologiche all’avanguardia per favorire la transizione del nostro Paese verso l’economia circolare.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Askanews</p>



<p class="wp-block-paragraph">Milano, 9 nov. (askanews) – HBI, azienda tech italiana attiva nella gestione sostenibile e circolare dei fanghi fondata nel 2016 a Bolzano da Daniele Basso e Renato Pavanetto, ha ricevuto oggi il Premio “Lorenzo Cagnoni” per l’Innovazione Green organizzato da Ecomondo e destinato alle realtà che si sono distinte nello sviluppo di prodotti e soluzioni tecnologiche all’avanguardia per favorire la transizione del nostro Paese verso l’economia circolare.HBI ha sviluppato, brevettato e realizzato una tecnologia poligenerativa per il trattamento dei fanghi da depurazione in ottica di economia circolare, in grado di ridurre di oltre il 90% la massa del rifiuto in uscita dal processo e di ricavare acqua, energia rinnovabile e nutrienti riciclati per uso agricolo. Un risultato frutto di anni di ricerca e investimenti che garantisce un consistente abbattimento dell’impatto ambientale nella gestione dei fanghi diminuendo in modo rilevante la destinazione del rifiuto alla discarica. Il processo di HBI, integrando la carbonizzazione idrotermica (HTC) e la gassificazione, consente di valorizzare in modo efficiente e sostenibile i tre grandi elementi che costituiscono i fanghi (acqua, energia e nutrienti). Risorse preziose che permettono anche di contenere di circa il 20% i costi economici del tradizionale smaltimento: se la tecnologia HBI fosse adottata su larga scala in Italia il risparmio potenziale per il sistema produttivo e per la collettività si aggirerebbe annualmente tra i 120 e i 150 milioni di euro.Ecomondo, la più importante manifestazione sui temi della green technology in Europa in corso presso il quartiere fieristico di Rimini, ha organizzato quest’anno il premio intitolato a Lorenzo Cagnoni, Presidente di Italian Exhibition Group scomparso lo scorso settembre, dedicato alle aziende espositrici che si impegnano a sostenere il progresso tecnologico e l’innovazione dei processi per la gestione ambientale.“Riceviamo un riconoscimento prestigioso che premia l’impegno e i risultati raggiunti dalla nostra azienda nata pochi anni fa come startup. Questo premio infonde al nostro gruppo di lavoro ulteriori stimoli per proseguire nel percorso avviato all’insegna dell’innovazione e della crescita continua. Siamo grati al Comitato di Valutazione di Ecomondo che ha inteso valorizzare tra i premiati l’esperienza di HBI che auspichiamo possa rappresentare una realtà di riferimento per l’economia circolare italiana nel prossimo futuro”, hanno dichiarato Daniele Basso, Founder e CEO e Renato Pavanetto, co-Founder di HBI.HBI sviluppa e commercializza tecnologie e impianti innovativi per il recupero di materie ad alto valore aggiunto e di energia pulita dai fanghi delle acque reflue. L’azienda è nata a Bolzano nell’ottobre del 2016 come start up innovativa. In pochi anni, ha maturato un know how di competenze riconosciuto a livello internazionale, con all’attivo 4 brevetti industriali, numerosi riconoscimenti, collaborazioni con università ed Enti di ricerca, due installazioni operative e la partecipazione alla Piattaforma Nazionale del Fosforo. HBI promuove tecnologie innovative, per l’implementazione della sostenibilità e dell’economia circolare per preservare i sistemi naturali, migliorare il benessere umano e l’equità sociale.</p>
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		<title>Tesoro nel fango Brevettato in Italia un nuovo metodo di depurazione</title>
		<link>https://www.hbigroup.it/tesoro-nel-fango-brevettato-in-italia-un-nuovo-metodo-di-depurazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[sviluppo@t2solutions.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Sep 2023 13:10:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog HBI]]></category>
		<category><![CDATA[News Review]]></category>
		<category><![CDATA[Press]]></category>
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					<description><![CDATA["QUELLA CHE ABBIAMO messo a punto è una tecnologia e un primato italiano che consente il recupero di materie prime strategiche quali fosforo, magnesio e boro, così come altri nutrienti, acqua ed energia rinnovabile"]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Di Letizia Magnani QN Economia 11 settembre 2023</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;QUELLA CHE ABBIAMO messo a punto è una tecnologia e un primato italiano che consente il recupero di materie prime strategiche quali fosforo, magnesio e boro, così come altri nutrienti, acqua ed energia rinnovabile. Ciò consente di cambiare per sempre il paradigma dei fanghi: da rifiuto a risorsa strategica a livello europeo, diminuendo la dipendenza da paesi extra-EU, principali esportatori di tali materie, e creando un nuovo mercato interno con ricadute positive non solo economiche, ma anche occupazionali&#8221;, spiega Daniele Basso (nella foto sopra), fondatore e Ceo di Hbi, start up italiana, fondata nel 2016. La società, con sede a Bolzano, ha depositato il quarto brevetto relativo al suo innovativo processo di trattamento dei fanghi di depurazione, sviluppando la propria capacità di rispondere all’esigenza, sempre più sentita a livello nazionale ed europeo, di ridurne lo smaltimento in discarica o l’incenerimento, abbattendo i costi. Stando a dati Ispra, nel 2020, l’Italia ha prodotto circa 3,4 milioni di tonnellate di fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue urbane, con una crescita del 10% negli ultimi anni, che lascia stimare sia siano stati ormai superati i 4 milioni di tonnellateanno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia sviluppata da Hbi, grazie alla collaborazione con le maggiori Università e Centri di Ricerca italiani, integra la carbonizzazione idrotermica (Htc) e la gassificazione e permette di recuperare dai fanghi importanti nutrienti riutilizzabili in agricoltura. Con questo brevetto inoltre si risparmia acqua, utilizzando l’85% di quella già contenuta nei fanghi, per produrre energia rinnovabile. Il tutto riducendo di più del 90% il materiale che oggi viene portato in discarica o incenerimento. L’intero sistema è energeticamente autosufficiente e sfrutta l’energia recuperata dai fanghi durante il processo di trattamento, in linea quindi con la prospettiva europea della neutralità energetica dei depuratori al 2040. Attraverso il nuovo brevetto, gli ingegneri e i ricercatori di Hbi hanno ottimizzato il design complessivo dell’impianto, mettendo a punto un sistema di controllo dell’intero processo cui sono sottoposti i fanghi che consente di ottimizzarne l’efficienza e migliorare il recupero termico complessivo. &#8220;Siamo all’inizio di una profonda trasformazione del modo con cui i fanghi di depurazione vengono gestiti e trattati. La tecnologia oggi è matura per consentire il passaggio a vere forme di economia circolare applicate ai fanghi che costituiscono una risorsa finora non sfruttata di acqua, energia e materie prime critiche. L’applicazione della nostra tecnologia, interamente sviluppata in Italia, offre ai gestori del ciclo idrico la possibilità di ridurre i costi, aumentare la resa del processo e raggiungere veri traguardi di sostenibilità, migliorando quindi il proprio rating Esg.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I prossimi mesi ci vedranno impegnati nella realizzazione di nuovi impianti in Italia e nell’espansione internazionale&#8221;, racconta Daniele Basso. Per un impianto da 10mila tonnellate all’anno di capacità, in grado di servire circa 100mila abitanti, ciò si traduce nella riduzione del 15% dei costi di realizzazione e, per le società di gestione, di circa il 20% delle spese operative. Per i gestori dei depuratori delle acque reflue l’uso dell’impianto Hbi si traduce infatti in una riduzione immediata dei costi di gestione dei fanghi senza dover ricorrere a nuovi investimenti in conto capitale. Oggi i costi di smaltimento dei fanghi in Italia oscillano tra le 150 e i 400 euro a tonnellata. Il Sud è particolarmente esposto a costi elevati, ma le tariffe variano da nord a sud e sono soggette a continui rincari. La nuova tecnologia proposta dalla start up consente di superare le attuali inadempienze del sistema nel trattamento dei fanghi di depurazione per le quali l’Unione Europea ha aperto una serie di procedure di infrazione nei confronti dell’Italia, con un costo per la collettività di oltre 60 milioni di euro, circa un euro a cittadino, all’anno. Proiettata a livello nazionale, l’efficienza del progetto e la riduzione di costi si traduce in un potenziale risparmio, per il sistema produttivo, per gli enti locali e per la collettività, tra i 120 e i 150 milioni di euro su base annua. La stima è della start up, che punta a presentare il proprio brevetto al mondo. L’idea alla base del processo è quella di trasformare i fanghi da problema ad opportunità. Lo sguardo dei progetti è quello di una nuova strategia urbana, ecosostenibile ed economicamente vantaggiosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;È un progetto di economia circolare che permette la chiusura del ciclo idrico integrato, portando innovazione green, sostenibile ed economicamente vantaggiosa in un settore di grande rilevanza industriale e sociale&#8221;, spiega il fondatore della start up, Daniele Basso. Il primo impiego è stato a Bolzano, nel depuratore cittadino, poi nel sito GPLab di Veritas, a Fusina, in provincia di Venezia. In oltre 8 mila ore di funzionamento sono state trattate circa 800 tonnellate di fanghi sia pre che post digestione anaerobica, raggiungendo tutti i risultati di processo prestabiliti. Sulla base di questi risultati, la tecnologia è stata certificata da Rina, con certificazione Etv (Environmental Technology Verification) a novembre 2022. Gli impianti di trattamento dei fanghi di depurazione di Hbi sono autorizzati come “trattamento fisico-chimico“ in quanto il gas prodotto dal processo termico dei fanghi risulta purificato in misura tale da non costituire più rifiuto e le sue emissioni non sono superiori a quelle derivanti dalla combustione del gas naturale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La tecnologia HBI che trasforma le acque reflue da problema in risorsa</title>
		<link>https://www.hbigroup.it/la-tecnologia-hbi-che-trasforma-le-acque-reflue-da-problema-in-risorsa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[sviluppo@t2solutions.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Aug 2023 12:27:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog HBI]]></category>
		<category><![CDATA[News Review]]></category>
		<category><![CDATA[Press]]></category>
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					<description><![CDATA[L'accumulo di fanghi di depurazione in Italia significa milioni di tonnellate di materiale da trattare ogni anno. HBI ha ideato un processo innovativo che non solo riduce lo smaltimento in discarica o l'incenerimento, ma consente anche di recuperare risorse preziose in chiave di sostenibilità energetica]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Di Piera Caltrin &#8211; Economy </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>HBI,</strong>&nbsp;un’azienda italiana all’avanguardia nel campo del&nbsp;<strong>trattamento dei fanghi di depurazione</strong>, ha recentemente depositato il suo&nbsp;<strong>quarto brevetto</strong>, segnando un importante passo avanti nella<strong>&nbsp;riduzione dei costi</strong>&nbsp;e nel miglioramento dell’<strong>efficienza</strong>&nbsp;nel settore del trattamento delle&nbsp;<strong>acque reflue.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Trattamento fanghi di depurazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’accumulo di fanghi di depurazione&nbsp;</strong>rappresenta una sfida crescente in Italia, con&nbsp;<strong>milioni di tonnellate di materiale da trattare ogni anno.&nbsp;</strong>HBI punta a&nbsp;trasformare questa sfida in un’opportunità, creando un processo innovativo che non solo&nbsp;<strong>riduce lo smaltimento in discarica o l’incenerimento</strong>, ma consente anche di recuperare risorse preziose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;<strong>tecnologia</strong>&nbsp;sviluppata da HBI è il risultato di una collaborazione con le principali&nbsp;<strong>università e centri di ricerca italiani</strong>. Questa innovazione combina la&nbsp;<strong>carbonizzazione idrotermica (HTC) e la gassificazione</strong>, consentendo di&nbsp;<strong>estrarre nutrienti utili</strong>&nbsp;per l<strong>‘agricoltura</strong>, recuperare acqua e produrre energia rinnovabile. Questo processo rivoluzionario riduce significativamente la quantità di materiale da smaltire e contribuisce agli obiettivi di&nbsp;<strong>sostenibilità energetica.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Tecnologia HBI, vantaggi economici e riduzione costi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’<strong>impatto economico della tecnologia HBI</strong>&nbsp;è notevole. Con una&nbsp;<strong>riduzione stimata del 15% dei costi di realizzazione</strong>&nbsp;e del 20% delle spese operative per le società di gestione, l’adozione di questa tecnologia promette un&nbsp;<strong>risparmio annuo di oltre 100 milioni di euro</strong>&nbsp;a livello nazionale. Questi vantaggi si traducono in una maggiore efficienza e sostenibilità per l’intero settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;<strong>validità della tecnologia HBI</strong>&nbsp;è stata certificata da&nbsp;<strong>Rina</strong>&nbsp;attraverso una&nbsp;<strong>certificazione ETV (Environmental Technology Verification)</strong>, riconoscendo l’efficacia e l’adeguatezza ambientale di questa soluzione innovativa. L’azienda ha stretto collaborazioni con istituzioni accademiche di prestigio, dimostrando l’autenticità della sua ricerca e dei suoi risultati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Economia circolare, un nuovo approccio</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Basso, fondatore e CEO di HBI,</strong>&nbsp;ha sottolineato l’importanza di questa tecnologia nell’aprire la strada «a un&nbsp;<strong>nuovo approccio all’economia circolare</strong>». L’obiettivo è quello di&nbsp;<strong>trasformare i fanghi da un problema in una risorsa</strong>, contribuendo alla&nbsp;<strong>chiusura del ciclo idrico</strong>&nbsp;e all’innovazione sostenibile nel settore delle&nbsp;<strong>acque reflue</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre alle implementazioni in Italia, HBI sta guardando all’e<strong>spansione internazionale</strong>. L’azienda intende condividere i benefici della sua tecnologia con altre nazioni, contribuendo a una gestione più efficiente e sostenibile dei fanghi di depurazione a livello globale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Materie prime critiche, il ruolo dei fanghi di depurazione.</title>
		<link>https://www.hbigroup.it/materie-prime-critiche-il-ruolo-dei-fanghi-didepurazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[sviluppo@t2solutions.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jul 2023 08:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog HBI]]></category>
		<category><![CDATA[News Review]]></category>
		<category><![CDATA[Press]]></category>
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					<description><![CDATA[Nella strategia che dovrà condurre l’Italia alla riduzione della dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento delle materie prime critiche, un grosso contributo potrà arrivare dalla depurazione dei fanghi di acque reﬂue.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Di Chiara Micalizzi- Staffetta Quotidiana 3 luglio 2023</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Intervista a Daniele Basso, presidente e amministratore delegato di HBI, la società che trasforma i depuratori in bioraﬃnerie poligenerative</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella strategia che dovrà condurre l&#8217;Italia alla riduzione della dipendenza dall&#8217;estero per l&#8217;approvvigionamento delle materie prime critiche, un grosso contributo potrà arrivare dalla depurazione dei fanghi di acque reﬂue. Ne abbiamo parlato con Daniele Basso, presidente e amministratore delegato di HBI, società fondata nel 2016. Nata come start up innovativa dall&#8217;incontro tra l&#8217;ingegnere Basso e l&#8217;imprenditore Renato Pavanetto, oggi HBI ha all&#8217;attivo tre brevetti industriali e vanta collaborazioni durature con la Libera Università di Bolzano, Enea e il Politecnico di Milano, oltre ad essere parte della Piattaforma nazionale del fosforo. A luglio 2020 sono entrati a far parte del capitale dell&#8217;azienda anche Domenico Greco, presidente di Next Generation Venture (Ngv), e Roberto Alibrandi, fondatore di Aliplast, seguiti nel 2021 da NovaCapital. Un ulteriore aumento di capitale, sottoscritto interamente da NovaCapital, è stato approvato dall&#8217;assemblea degli azionisti della società a febbraio di quest&#8217;anno. La tecnologia brevettata dall&#8217;azienda permette di trasformare i depuratori in sistemi industriali in grado di recuperare acqua e materiali strategici, come ammoniaca e nutrienti, recuperando e riciclando più del 90% della materia contenuta nei fanghi. Questo risultato è stato certiﬁcato anche a livello europeo dalla piattaforma Environmental Technology Veriﬁcation (Etv).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La tecnologia di HBI consente di trasformare gli impianti di depurazione delle acque reﬂue in bioraﬃnerie poligenerative. Come funziona esattamente?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia che abbiamo sviluppato e brevettato consente di separare e recuperare acqua, energia e nutrienti dai fanghi di depurazione, attraverso l&#8217;integrazione e la sinergia fra due processi termo chimici: la carbonizzazione idro termica Htc, la gassiﬁcazione, più un post trattamento delle ceneri residue, anch&#8217;esso brevettato. In particolare, l&#8217;Htc sfrutta le proprietà dell&#8217;acqua pressurizzata, che consentono di densiﬁcare il contenuto di carbonio all&#8217;interno dei fanghi e separare l&#8217;acqua e gli altri elementi inerti, mentre la gassiﬁcazione consente di trasformare gli elementi energetici, ad esempio carbonio e idrogeno, in un gas combustibile. La parte residuale, le ceneri di gassiﬁcazione, viene invece trattata per il recupero dei nutrienti di cui i fanghi sono molto ricchi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Attualmente quanti sono gli impianti che sfruttano la vostra tecnologia in Italia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad oggi abbiamo realizzato due installazioni: la prima presso il depuratore di Bolzano e la seconda, dal gennaio del 2022, a Fusina, nel Comune di Venezia, dove il nostro impianto è attualmente in funzione in modo continuativo. Abbiamo in programma di realizzarne diversi altri nel breve termine.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In termini di capacità di trattamento, di quali volumi di fanghi parliamo ogni anno?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I nostri impianti sono modulari e adattabili alle diﬀerenti esigenze, da una taglia minima di trattamento di 5-6.000 tonnellate/anno ﬁno a oltre 50.000 tonnellate/anno. Vale la pena ricordare che nel 2020 in Italia si sono prodotte circa 3,4 milioni di tonnellate di fanghi provenienti dal trattamento delle acque reﬂue urbane, che Ispra stima crescere annualmente del 10%. Di questi, più del 50% sono stati avviati a smaltimento con tecniche quali l&#8217;essiccamento e l&#8217;incenerimento, che rimangono metodi non sostenibili e non eﬃcienti poiché non consentono un&#8217;adeguata valorizzazione delle risorse ad altro valore aggiunto contenute nei fanghi. Non solo: si tratta inoltre di metodiche particolarmente costose per i contribuenti, con costi di trattamento e smaltimento dei fanghi che attualmente sono nell&#8217;intorno di 150-200 euro/tonnellata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sono necessari pre-trattamenti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No. Una caratteristica della nostra tecnologia è che non richiede alcun pre-trattamento dei fanghi, consentendo quindi di trattare sia fanghi tal quali sia post digestione anaerobica. Questo rappresenta un indubbio vantaggio perché l&#8217;eﬃcienza della tecnologia non dipende dalle caratteristiche del fango.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanta energia consuma?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie al recupero di tutta l&#8217;energia contenuta dai fanghi, i nostri impianti sono autonomi dal punto di vista energetico, ovvero consumano solo l&#8217;energia recuperata attraverso il processo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali e quante materie prime critiche è possibile recuperare dai reﬂui grazie alla vostra tecnologia? Siete in grado di fornire dei numeri?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è sicuramente uno degli aspetti più strategici, su cui ﬁn dalla nascita di HBI abbiamo concentrato le nostre attività di ricerca e sviluppo, in collaborazione con le maggiori università italiane. I fanghi di depurazione sono infatti molto ricchi di materie prime critiche: oltre all&#8217;acqua, che possiamo ben considerare materia prima critica in senso lato e che noi riusciamo a recuperare nella misura di oltre l&#8217;80% di quella contenuta nei fanghi, attraverso la nostra tecnologia riusciamo a recuperare azoto, fosforo, potassio, ferro, calcio, magnesio, rame, zinco, boro e manganese. Le quantità ricavabili dipendono dalla tipologia dei fanghi trattati ma se ipotizzassimo di trattare in questo modo tutti i fanghi prodotti in Italia avremmo a disposizione ogni anno, ad esempio, circa 20.000 tonnellate di azoto, 6.600 di fosforo, oltre 17.000 di magnesio, 2.700 di zinco e inoltre rame, zinco, boro, manganese in quantità rilevanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I materiali recuperati possono essere classiﬁcati come sottoprodotti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo momento ci stiamo concentrando sui nutrienti per l&#8217;agricoltura. Il sistema brevettato da HBI di post trattamento consente di ottenere un agglomerato fertilizzante classiﬁcabile come Pfc secondo la direttiva 1009/2019 in quanto rispetta i criteri e i limiti previsti dalla normativa. Ne consegue che i materiali così recuperati ricadano già nella disciplina dell&#8217;end of waste.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il vostro sistema poligenerativo può essere installato in impianti già esistenti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Assolutamente sì. Una caratteristica distintiva e` che la nostra tecnologia ha dimensioni compatte e può essere quindi aggiunta in modalità plug-and-play, con estrema facilità, a impianti già esistenti sui territori, come ad esempio la rete dei depuratori comunali, trasformandoli in impianti zero-waste a tutti gli eﬀetti. I moduli di minore taglia possono inoltre essere mobili e quindi servire sia i depuratori delle aree interne sia le località turistiche, quest&#8217;ultime caratterizzate da picchi stagionali di persone, e quindi dall&#8217;aumento del volume di acque reﬂue e dei relativi fanghi di depurazione in speciﬁci periodi dell&#8217;anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto costerebbe a un&#8217;impresa implementare la tecnologia HBI?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">HBI si propone al mercato come fornitore di servizi ad alto valore aggiunto. Il nostro modello prevede l&#8217;installazione, la gestione e la manutenzione dell&#8217;impianto con il beneﬁcio per l&#8217;operatore di una riduzione immediata dei costi di gestione dei fanghi tra il 15% e il 25% rispetto alle tariﬀe attuali. I nostri clienti non devono sostenere costi di realizzazione (capex) ma solo i costi del servizio con un beneﬁcio immediato sul loro conto economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Secondo voi, qual è il più grosso ostacolo che attualmente impedisce una diﬀusione più capillare del vostro sistema poligenerativo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Fino a oggi i fanghi di depurazione sono stati considerati degli scarti e hanno costituito un problema da gestire. Occorre ribaltare questa prospettiva e considerare i fanghi una risorsa da valorizzare. È necessario quindi un cambio di paradigma. La normativa europea già prevede che i depuratori delle acque siano energeticamente autonomi dal 2040. Occorrerebbe aggiungere la previsione che i fanghi siano sempre trattati per il recupero di acqua e materie critiche, disincentivando le altre metodiche che perseguono il mero recupero di energia e la parziale riduzione della massa e che non soddisfano in modo sostenibile i criteri dell&#8217;economia circolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto di HBI ha vinto una serie di importanti premi e riconoscimenti, sia a livello nazionale che internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali sono i vostri programmi per il futuro? Guardate anche all&#8217;estero?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I numerosi riconoscimenti testimoniano la bontà del progetto e l&#8217;eﬃcacia della tecnologia. Particolarmente signiﬁcativa per noi è la certiﬁcazione Etv (Environmental Technology Veriﬁcation) ottenuta nel 2022, che ha validato la nostra tecnologia come la più evoluta ed eﬃciente. Siamo però solo all&#8217;inizio del nostro percorso e abbiamo ancora molto da sviluppare e oﬀrire: crediamo infatti che l&#8217;Italia possa diventare la frontiera dell&#8217;eccellenza tecnologica e ambientale in questo ambito. Nel breve termine intendiamo quindi restare focalizzati sul mercato italiano, su cui c&#8217;è molto da fare considerando anche le procedure di infrazione in essere, ma ci stiamo attrezzando per aﬀrontare e competere anche nei mercati internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Attualmente siete impegnati in altre attività di ricerca e sviluppo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Fin dalla sua fondazione, HBI ha svolto attività di ricerca e sviluppo in collaborazione con le maggiori università italiane, in particolare Bolzano, Padova e Politecnico di Milano. Abbiamo all&#8217;attivo già due dottorati di ricerca ﬁnanziati e diverse borse di studio, grazie a cui sono stati prodotti numerosi articoli scientiﬁci, alcuni dei quali hanno costituito la base dei nostri brevetti. Attualmente stiamo perseguendo diversi ﬁloni di ricerca. In particolare, sul recupero e l&#8217;utilizzo dell&#8217;ammoniaca contenuta nei fanghi, che riusciamo ad estrarre durante il processo di trattamento e che può essere utilizzata sia tal quale, come combustibile nei settori hard to abate, sia come vettore di idrogeno.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Daniele Basso: con tecnologia Made in Italy recuperiamo materie prime dalle acque reflue.</title>
		<link>https://www.hbigroup.it/daniele-basso-con-tecnologia-made-in-italy-recuperiamo-materie-prime-dalle-acque-reflue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[sviluppo@t2solutions.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jun 2023 09:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog HBI]]></category>
		<category><![CDATA[News Review]]></category>
		<category><![CDATA[Press]]></category>
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					<description><![CDATA[Daniele Basso, con un dottorato di ricerca in ingegneria ambientale, ha co-fondato nel 2016 Hbi, azienda che si occupa di recupero di materie prime e di energia rinnovabile. Lo scorso anno ha ricevuto il certificato europeo Environmental Technology Verification, che ha convalidato che la tecnologia è in grado di recuperare fino al 94,3% della materia e dell’energia contenuta nei fanghi, garantendo circolarità e sostenibilità.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">DI Carlo Valentini &#8211; Italia Oggi 10 giugno 2023</p>



<h3 class="wp-block-heading">Così si dà un valore ai fanghi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In Europa se ne producono 50 milioni di tonnellate l&#8217;anno</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Carlo Valentini</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.italiaoggi.it/news/download-pdf?idart=2603990&amp;ricerca=" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>«Il brevetto è arrivato dopo anni di ricerca ma ora questa tecnologia è un vanto del made in Italy. Attraverso i processi che abbiamo brevettato, dai fanghi, cioè dal prodotto residuo della depurazione delle acque reflue, riusciamo a recuperare acqua, ammoniaca ed energia termica, tale da rendere il nostro sistema energeticamente neutrale. Un risultato straordinario ottenuto integrando due processi: la carbonizzazione idro termale e la gassificazione. Stiamo inoltre perfezionando un ulteriore processo che consentirà di separare i metalli pesanti dalle ceneri residue, con l&#8217;obiettivo di ottenere un prodotto fertilizzante conforme alla normativa europea, mediante cui vengono recuperate materie prime critiche come fosforo, azoto e potassio, e si riduce fino al 94% il rifiuto da avviare a smaltimento finale».<a target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Daniele Basso, con un dottorato di ricerca in ingegneria ambientale, ha co-fondato nel 2016 Hbi, azienda che si occupa di recupero di materie prime e di energia rinnovabile, dal 2021 è partecipata da NovaCapital, l&#8217;holding presieduta da Paolo Merloni. Lo scorso anno ha ricevuto il certificato europeo Environmental Technology Verification, che ha convalidato che la tecnologia brevettata è l&#8217;unica ad oggi esistente in grado di recuperare fino al 94,3% della materia e dell&#8217;energia contenuta nei fanghi, garantendo circolarità e sostenibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Domanda. Come si è arrivati a questi brevetti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Risposta. Tutto è nato dalla mia attività di ricercatore universitario e dalla consapevolezza che occorresse imprimere un&#8217;accelerazione alla messa in pratica delle ricerche di laboratorio. Ciò è stato possibile grazie alla collaborazione con le università, in particolare Bolzano, Padova e Politecnico di Milano. Non è dalla ricerca che sono arrivate le difficoltà ma dal cambiare un paradigma industriale ovvero dalla difesa dello status quo e delle rendite di posizione. Però alla fine ha vinto la nostra sfida di rivoluzionare il concetto dei fanghi: da rifiuto, a miniera di energia e risorse fondamentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>D. Quindi la collaborazione tra università e impresa può funzionare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">R. Sì, noi siamo nati come startup con all&#8217;attivo già due dottorati di ricerca finanziati e diverse borse di studio, grazie a cui sono stati prodotti numerosi articoli scientifici, alcuni dei quali hanno costituito la base dei brevetti. La nostra esperienza dimostra che il mondo universitario e della ricerca, perlomeno nell&#8217;ambito dell&#8217;ingegneria ambientale e chimica, è assolutamente aperto e capace di interagire in modo proficuo con l&#8217;impresa, posto che questa abbia chiari i traguardi che intende perseguire con le attività di ricerca.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>D. Quali sono i punti di forza e di debolezza del rapporto pubblico-privato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">R. La P.a. ha oggettivamente delle difficoltà a sfruttare in modo strategico il rapporto con il privato. Difficoltà dovute sia all&#8217;ordinamento, in particolare alla disciplina degli appalti, sia ad un pregiudizio che ancora esiste, che vede nel privato un antagonista. Il rapporto pubblico-privato è invece fondamentale: senza l&#8217;apporto del privato non c&#8217;è innovazione ma senza l&#8217;accompagnamento e la facilitazione del pubblico l&#8217;innovazione resta in laboratorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>D. Come affrontare in modo corretto la transizione ecologica?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">R. Ci vuole innanzitutto un grande sforzo educativo alla sostenibilità, a partire dalla scuola dell&#8217;infanzia. Senza una profonda consapevolezza che porti ad un cambiamento dei comportamenti individuali, non può esserci transizione. In parallelo, occorre che la regolamentazione ponga incentivi e disincentivi sempre più stringenti. Ad esempio, nel nostro settore, la normativa europea già prevede che i depuratori delle acque siano energeticamente autonomi dal 2040. Occorrerebbe aggiungere che dovrebbero obbligatoriamente trattare i fanghi per recuperare acqua e materie critiche. Quello che avviene oggi invece è che nei depuratori si realizzano essiccatori per i fanghi che lasciano evaporare l&#8217;acqua e producono materiale per le discariche. In questo modo facciamo un passo avanti e uno indietro. C&#8217;è da aggiungere che la transizione implica un cambio di paradigma che necessariamente tocca interessi esistenti. Nel nostro ambito, si pensi a come sono gestiti oggi i fanghi con incenerimento, conferimento a discarica o spargimento in agricoltura. Invece potrebbero essere una risorsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>D. Quali sono i vantaggi dell&#8217;economia circolare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">R. L&#8217;economia circolare è decisiva per preservare i sistemi naturali e non rinunciare allo sviluppo, quindi favorisce il benessere. Perciò implementare l&#8217;economia circolare in tutti gli ambiti possibili, dall&#8217;ambiente alla produzione industriale, ci consentirà uno sviluppo sostenibile e senza danneggiare le future generazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>D. Che cosa si aspetta dal Pnrr?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">R. Che si realizzino interventi e infrastrutture in grado di proiettare nel futuro il nostro Paese, che in molti campi è oggettivamente indietro. Oltre alla sostenibilità ambientale penso al digitale e all&#8217;inclusione sociale, dove scontiamo gravi ritardi che il Pnrr potrà colmare, se effettivamente realizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>D. Su quali nuove linee di ricerca siete impegnati?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">R. Stiamo attualmente lavorando sul recupero di materie prime critiche, così come definite dall&#8217;Unione Europea. Il tema è di forte attualità nonché strategico. Molte di queste materie vengono infatti importate da Paesi extra-EU, non sempre politicamente affidabili, molto spesso non vengono recuperate. Ciò significa che, ancora una volta, stiamo assistendo ad un approccio tipico dell&#8217;economia lineare, non circolare: si acquista, si utilizza e si smaltisce. Il nostro obiettivo, è quello di circolarizzare questi materiali, rendendone l&#8217;utilizzo efficiente e sostenibile, e quindi diminuendo la dipendenza dalle importazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>D. Ci sono progetti di espansione all&#8217;estero?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">R. Ora siamo concentrati sul mercato italiano, su cui c&#8217;è molto da fare, considerando anche le procedure di infrazione in essere. Stiamo comunque già guardando all&#8217;internazionalizzazione poiché non vogliamo perdere il vantaggio che ci danno i brevetti e l&#8217;innovazione tecnologica che siamo riusciti a realizzare, tanto che sono già operative partnership commerciali con player multinazionali. Ma con un adeguato supporto finanziario andremo presto direttamente sui mercati esteri. In Europa si producono 50 milioni di ton/anno di fanghi di depurazione e il trend prevede un costante aumento nella produzione di questi scarti. Nel mondo sono 200 milioni di ton/anno, anche queste in costante aumento. Quindi la nostra attività ha prospettive di sviluppo assai interessanti in campo internazionale ed è un esempio di come il made in Italy possa vincere pure in settori ad elevato know how.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Energie green dai fanghi, l&#8217;HBI di Treviso trasforma i depuratori in bioraffinerie</title>
		<link>https://www.hbigroup.it/energie-green-dai-fanghi-lhbi-di-treviso-trasforma-i-depuratori-in-bioraffinerie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[sviluppo@t2solutions.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2023 13:52:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Press]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mattia Zanardo Fonte: Il Messaggero &#8211; Molto Futuro Ogni italiano “produce” in media venti chilogrammi di fanghi da&#160;depurazione: scarti]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h6 class="wp-block-heading">di Mattia Zanardo</h6>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<h2 class="wp-block-heading">Fonte: Il Messaggero &#8211; Molto Futuro</h2>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni italiano “produce” in media venti chilogrammi di fanghi da&nbsp;<strong><a href="http://www.ilmessaggero.it/t/depurazione" target="_blank" rel="noopener">depurazione</a></strong>: scarti che, allo stato attuale, devono essere smaltiti in discarica o negli inceneritori. Hbi punta a ridurre questa quota a non più di due chilogrammi, e anche meno in futuro, fino ad azzerarla quasi del tutto. Non solo, il sistema messo a punto dalla società trevigian-bolzanina consente di recuperare il “tesoro” nascosto nei residui della depurazione dei reflui fognari, estraendo acqua pulita, energia e sostanze da reimpiegare in altre lavorazioni. Il tutto grazie ad una sorta di tecnologica “pentola a pressione”. «Ci proponiamo di trasformare i comuni depuratori delle acque in bioraffinerie poligenerative, in grado di produrre materiali ad alto valore aggiunto, rinnovabili e sostenibili, nella direzione dell’economia circolare», sottolineano i due fondatori Daniele Basso e Renato Pavanetto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">IL TRATTAMENTO</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore del progetto sta nella combinazione di due procedimenti termochimici. «Due processi di per sé semplici, ma singolarmente non efficaci – spiega Basso, laurea e dottorato di ricerca in ingegneria ambientale all’università di Trento e un master in business administration alla Bocconi, ad della società – Li abbiamo accoppiati in maniera innovativa, raggiungendo elevati livelli di performance e, soprattutto, di sostenibilità. Non vengono inseriti catalizzatori, agenti chimici, alghe o batteri: in estrema sintesi, si basa su pressione, temperatura e acqua. Una specie di bollitura». Gli scarti finali del trattamento della depurazione dei reflui vengono ridotti del 90%. Per capire la portata dell’operazione, bastano un paio di numeri: in Europa si accumulano 50 milioni di tonnellate di fanghi ogni anno, nel mondo 200 milioni di tonnellate, in costante crescita come i costi di smaltimento, oggi intorno a 200 euro a tonnellata. L’Italia, per giunta, è stata sottoposta a varie procedure di infrazione, da parte delle autorità europee sulla materia. La tecnologia Hbi è autosufficiente dal punto di vista energetico e non genera emissioni, né odori. In più, permette di estrarre sostanze “pregiate”, come ammoniaca, fosforo e altri nutrienti che, raffinati, possono essere riutilizzati, ad esempio, in agricoltura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonché l’85% dell’acqua di cui la melma è impregnata. Il (poco) composto rimanente al termine del processo è sterilizzato, eliminati la carica batterica e virale e i resti di farmaci od ormoni. Date le dimensioni relativamente compatte, l’impianto può essere facilmente installato in un depuratore già esistente. Nata a Treviso nel 2016, Hbi (Human bio innovation) porta avanti le attività di ricerca e di sviluppo del business all’interno di Noi Techpark, il parco scientifico e tecnologico dell’Alto Adige, mentre la parte di progettazione, ingegneria e prototipazione ha base a Quinto di Treviso, nella sede di Carretta, azienda di robotica e automazione industriale, fin dall’origine partner nell’avventura. Nel tempo si sono aggiunti soci e investitori, il progetto (partito in origine dagli scarti agroalimentari, per poi orientarsi sui fanghi) ha fatto incetta di premi (anche in Cina e a San Francisco) e ha beneficiato della collaborazione di enti come la Libera Università di Bolzano, il Politecnico di Milano, l’Enea. Cinque anni di lavoro, oltre 200 test, tre brevetti (più un quarto in procinto di essere depositato), il sistema dovrebbe iniziare la sperimentazione operativa nel depuratore di Bolzano tra maggio e giugno, per sbarcare sul mercato entro fine 2021. Hbi, però, non si ferma: «Stiamo lavorando per applicarlo anche ai fanghi industriali, da cui recuperare i metalli, e a quelli di conceria, per il cromo, oltre che ai rifiuti biodegradabili – annuncia Basso – E puntiamo ad aumentare la riduzione dello scarto al 95%, così da avvicinarci al rifiuto zero».</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le interviste del Direttore: Daniele Basso</title>
		<link>https://www.hbigroup.it/le-interviste-del-direttore-daniele-basso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[sviluppo@t2solutions.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2023 13:50:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Press]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://hbigroup.mgpg.it/?p=9251</guid>

					<description><![CDATA[Di Andrea Rossi Tonon Fonte: Non solo ambiente HBI è l’acronimo di Human Bio Innovation. Da cosa è nato l’interesse]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h6 class="wp-block-heading">Di Andrea Rossi Tonon</h6>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<h2 class="wp-block-heading">Fonte: Non solo ambiente</h2>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>HBI è l’acronimo di Human Bio Innovation. Da cosa è nato l’interesse verso il settore green?</strong><br>Il nome&nbsp;<a href="https://www.hbigroup.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Human Bio Innovation</a>&nbsp;racchiude in sé i valori propri della nostra azienda: l’innovazione sostenibile al servizio dell’umanità. È con questo spirito che HBI opera ed è attiva nel suo settore. L’interesse per il mondo green nasce in primo luogo dalla sensibilità verso il rispetto dell’ambiente che il mio socio, Renato Pavanetto, ed io abbiamo avuto sin da giovani. Sicuramente questa propensione si è strutturata ed è maturata in me durante il mio percorso di studi. Dopo il liceo scientifico, ho studiato ingegneria ambientale a Padova e Trento, per poi conseguire un dottorato di ricerca sempre in ingegneria ambientale. Se guardiamo alla sostenibilità, non dobbiamo dimenticarci che essa si basa su tre pilastri: quello economico, quello ambientale e quello sociale. In HBI cerchiamo l’armonia e la sinergia di queste tre dimensioni, essendo una entità economica, che opera nel settore della&nbsp;<strong>green economy</strong>&nbsp;e che ha una forte attenzione al benessere delle persone e del&nbsp;<strong>territorio</strong>, di oggi e delle generazioni future.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>HBI è nata come start-up nel 2016 del settore green. La mission è quella di promuovere presso le aziende ed altre realtà l’utilizzo di una cultura altamente tecnica ma al tempo stesso improntata alla sostenibilità. Emblematica in tal senso è la vostra recente invenzione in tema di trattamento dei fanghi industriali, da conceria e dei rifiuti biodegradabili. In cosa consiste il vostro brevetto? Avete altri progetti per il futuro?</strong><br>La mission di HBI è quella di promuovere tecnologie sostenibili per l’implementazione dell’economia circolare. Quindi la nostra attività principale è quella di sviluppare soluzioni innovative, e per questo abbiamo siglato importanti partnership con prestigiosi atenei internazionali e centri i ricerca. È quindi evidente che l’attività inventiva rappresenti una parte fondamentale nel nostro lavoro. I&nbsp;nostri&nbsp;<strong>tre brevetti</strong>&nbsp;(un quarto lo stiamo depositando) si basano su soluzioni sinergiche che siamo riusciti ad identificare e ingegnerizzare. A mio avviso, il più importante dei tre è quello relativo al nostro sistema emission free, ossia a zero emissioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo rappresenta per noi un importantissimo vantaggio competitivo, perché nessuno dei nostri competitor sia diretti che indiretti può dire la stessa cosa: chi più chi meno, tutti hanno emissioni gassose che, prima di essere rilasciate in atmosfera, devono essere trattate. Inoltre, soprattutto chi propone tecnologie simili alla nostra per il trattamento dei fanghi di depurazione, deve fare i conti con gli odori sprigionati con le emissioni. Noi essendo emission free, siamo di conseguenza anche&nbsp;<em>odour free</em>. Un altro brevetto di cui andiamo fieri è quello che ci consente di essere&nbsp;<strong>energeticamente autosufficienti</strong>: escluse le fasi di accensione dell’impianto, a regime il sistema si auto sostenta senza il ricorso di energia elettrica dalla rete. Abbiamo certamente altri progetti: partecipiamo all’IPCEI sull’idrogeno, con l’obiettivo di produrre idrogeno bianco, e stiamo sviluppando altri upgrade per la valorizzazione dei fanghi, per esempio. Il nostro obiettivo è tendere al rifiuto zero: oggi siamo riusciti ad ottenerne una riduzione del 90%.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nelle politiche programmatiche sia del Governo italiano che dell’Unione europea la digitalizzazione e la transizione ecologica sono considerate driver dell’economia considerate non soltanto per l’importanza che rivestono all’interno del tessuto economico ma anche per le risorse ad esse destinate. Crede che una start up come la vostra riceva da parte del Legislatore le giuste attenzioni? Qual è la ricetta (se esiste) ideale per fare in modo che in Italia una start up possa crescere ed affermarsi sul mercato?</strong><br>Mi permetto di dire che da quest’anno diventiamo “maggiorenni” e non saremo più una startup ma una company a tutti gli effetti. A mio avviso gli strumenti governativi nazionali ed internazionali di supporto sono validi. Forse è banale dirlo, a volte c’è un po’ troppa burocrazia, ma io l’ho sempre ritenuta importante perché ci ha permesso di approfondire la nostra posizione e di validare le nostre ipotesi. Diciamo che lo sforzo richiesto aiuta a consolidare il progetto e costringe a riflettere più volte su di esso. Lo dico perché spesso succede di avere delle buone intuizioni, purtroppo non sufficientemente mature per poterle definire business. Sposterei più che altro il focus su un’altra questione: quella della cultura imprenditoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tessuto imprenditoriale italiano è per lo più costituito da piccole e medie imprese, il più delle volte famigliari. Questo ha almeno due implicazioni: si tende ad una crescita asintotica, non esponenziale. L’obiettivo non è, per esempio, tendere alla quotazione o ad operazioni straordinarie quali l’M&amp;A, ma arrivare “a regime”, condizione in cui l’azienda funziona e non sente il bisogno di crescere. La seconda implicazione, che è strettamente collegata alla prima, è lo sbilanciamento in termini di leva finanziaria: rispetto agli altri Paesi europei: in Italia c’è una forte propensione al ricorso al credito, mentre viene forse ancora troppo sottovaluto il capitale di rischio. Penso quindi che una più strutturata educazione finanziaria ed imprenditoriale, assieme ad un maggior coraggio imprenditoriale, possano essere una chiave di sviluppo per l’imprenditoria italiana.</p>
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		<title>Da scarto a tesoro: acqua ed energia pulite rinascono dai fanghi</title>
		<link>https://www.hbigroup.it/da-scarto-a-tesoro-acqua-ed-energia-pulite-rinascono-dai-fanghi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[sviluppo@t2solutions.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2023 13:42:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Press]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo 5 anni di ricerche in la­boratorio, la trevigiana Hbi ha installato nel depuratore di Bolzano il suo primo mo­dulo]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading">Dopo 5 anni di ricerche in la­boratorio, la trevigiana Hbi ha installato nel depuratore di Bolzano il suo primo mo­dulo che riduce del 90% i materiali da smaltire. E senza più cattivi odori</h2>



<h6 class="wp-block-heading">Di Andrea Rossi Tonon</h6>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<h2 class="wp-block-heading">Fonte: Corriere del Veneto</h2>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Da scarto a tesoro. A compiere la magica trasformazione è una gio­vane azienda trevigian-bolzanina, la Human Bio Innovation ( Hbi). Per cinque anni, dal 2016 ad oggi, i suoi fondatori Daniele Basso e Re­nato Pavanetto si sono chiusi in un laboratorio, lavorando a una nuova tecnologia che riuscisse a valoriz­zare i fanghi di depurazione. Alla fine ce l’hanno fatta. A giugno di quest’anno, hanno installato nel depuratore di Bolzano il loro primo modulo industriale, un sofisticato sistema che riduce del 90% il ma­teriale da smaltire.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«La tecnologia Hbi è una rivoluzio­ne nel trattamento dei fanghi di depurazione, per i quali, tra l’altro, l’Unione Europea ha aperto una se­rie di procedure di infrazione nei confronti del nostro Paese, l’ultima delle quali, la quarta, è del 2017 -spiegano Basso e Pavanetto -. Ogni cittadino produce quasi 20 chili di fanghi all’anno e recuperare il “te­soro” racchiuso in questi fanghi, trasformandoli in risorsa, è un vantaggio strategico a 360 gradi».</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia sviluppata e brevet­tata dall’azienda trevigiana è un esempio concreto di sistema circo­lare e sostenibile, che integra due processi innovativi per il tratta­mento di residui biodegradabili, al­trimenti destinati a discarica o in­cenerimento, consentendo di tra­sformare un comune depuratore delle acque in una «bioraffineria poligenerativa». Grazie a quest’ultima, il depuratore può estrarre acqua pulita, produrre energia rinnovabile, recuperare i cosiddetti chemicals presenti nei fanghi, vale a dire materiali ad alto valore aggiunto come ammoniaca, fosforo e altri macro e micro nu­trienti che, una volta raffinati, pos sono essere riutilizzati in agricol­tura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, insieme alla riduzione degli scarti finali, l’impianto riesce a sterilizzare i materiali residui eli­minando completamente la carica batterica, virale e dei residui di far­maci e ormoni. La possibilità di produrre energia rinnovabile dai fanghi stessi e la natura autotermica dei processi rendono l’intero sistema autosuffi­ciente dal punto di vista energetico. «Infatti, il contenuto energetico potenziale del fango, inutilizzabile a causa dell’elevato contenuto d’acqua nei fanghi stessi, che è su­periore al 70%, viene reso chimica­mente utilizzabile dal sistema e quindi impiegato, sotto forma di energia elettrica e termica, per sostenere l’impianto medesimo», chiariscono i due imprenditori tre­vigiani. Non solo. L’azienda ha accompa­gnato lo sviluppo di questa tecno­logia complessa a un altro brevetto, relativo a un dispositivo che abbat­te le emissioni gassose e odorigene dell’impianto. In poche parole, tutto intorno al depuratore non si sente alcun odo­re sgradevole, come spesso accade in queste situazioni. «Il nostro si­stema ha anche un’altra importan­te caratteristica distintiva – ri­prendono i due imprenditori -, che è quella di avere dimensioni com – patte e quindi può essere aggiunto agli impianti già esistenti, come la rete dei depuratori comunali, con estrema facilità, permettendo loro di diventare a tutti gli effetti im­pianti a rifiuto zero e quindi senza la necessità di realizzare nuove in­frastrutture aggiuntive». Un piccolo tesoro di cui, per primi, godranno gli abitanti del capoluogo altoatesino. «A Bolzano dobbiamo molto – spiegano Basso e Pavanet­to -: qui, grazie alle partnership con la Libera Università di Bolzano e NOI Techpark, il parco scientifico e tecnologico dell’Alto Adige, ab­biamo potuto portare avanti le no­stre attività di ricerca e sviluppo e di business development. Il reparto Tech Transfer Green di NOI Tech­park, in particolare, ci ha supporta­ti durante tutto il percorso di svi­luppo, dal monitoraggio delle op­portunità per co-finanziare le atti­vità di innovazione al sostegno nel – la strutturazione e preparazione delle proposte progettuali, fino all’identificazione del luogo più adatto e del partner migliore per installare il nostro impianto pilo­ta».</p>
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		<title>La Sardegna hub strategico del Mediterraneo. L&#8217;isola potrebbe avere un ruolo centrale per l&#8217;idrogeno verde e ammoniaca.</title>
		<link>https://www.hbigroup.it/la-sardegna-hub-strategico-del-mediterraneo-lisola-potrebbe-avere-un-ruolo-centrale-per-lidrogeno-verde-e-ammoniaca-italia-oggi-25-febbraio-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[sviluppo@t2solutions.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Feb 2023 09:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog HBI]]></category>
		<category><![CDATA[News Review]]></category>
		<category><![CDATA[Press]]></category>
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					<description><![CDATA[Italia Oggi &#8211; 25 febbraio 2023 Un hub strategico del Mediterraneo per la produzione di idrogeno verde e ammoniaca. Il]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Italia Oggi &#8211; 25 febbraio 2023</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un hub strategico del Mediterraneo per la produzione di idrogeno verde e ammoniaca. Il futuro della Sardegna, grazie alla sinergia tra università, istituzioni, centri di ricerca e imprese, potrebbe essere centrale in uno degli snodi economici e commerciali più importanti d&#8217;Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Cagliari la scorsa settimana si è svolto un convegno intitolato «Fer, idrogeno e ammoniaca verde». All&#8217;incontro hanno preso parte esponenti di diverse realtà: dagli atenei al mondo istituzionale, sino alle aziende. L&#8217;evento è stato organizzato da Gestioni industriali group, la holding che gestisce la società chimica Assemini, specializzata nella produzione di chimica di base elettrolitica, ma soprattutto l&#8217;unico produttore di soda, acido cloridrico e ipoclorito della Sardegna.<a target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p class="wp-block-paragraph">«L&#8217;obiettivo è costituire un hub strategico di stoccaggio di ammoniaca e idrogeno verde nel Mediterraneo provenienti da fonti diversificate», ha spiegato il presidente della società, <strong>Domenico Greco. </strong>«Ci saranno essenzialmente due fasi: nella prima si farà leva sui flussi e sui volumi che passeranno sull&#8217;isola, situata in posizione baricentrica, quindi ci si concentrerà sul posizionamento logistico in modo da introdurre per tempo questi vettori energetici».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Poi si punterà sulla ricerca e sullo sviluppo tecnologico che permetterà di focalizzarsi sulla produzione industriale, in modo da esportare prodotti ad alto valore aggiunto, sempre meno ingombranti e sempre più sostenibili».</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idrogeno, ha sottolineato Greco, è ormai un combustibile alternativo e il panel di Cagliari è stato un «momento di verifica e allineamento della filiera, in cui si è fatto il punto in termini di programmazione. Il lavoro con l&#8217;università di Cagliari, ma anche con gli industriali, è fondamentale per creare nell&#8217;isola un hub di stoccaggio strategico per questi nuovi prodotti».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna è già un riferimento energetico per l&#8217;Italia. Prova è l&#8217;accordo raggiunto tra il governo di Giorgia Meloni e l&#8217;Algeria nel quale il premier italiano ha rispolverato il progetto dal gasdotto Galsi, l&#8217;infrastruttura che dovrebbe portare il gas dall&#8217;Algeria all&#8217;Italia attraverso la Sardegna bloccato dal Pd nel 2014. Oro azzurro. Ma non solo. Secondo Meloni, l&#8217;opera, oltre all&#8217;elettricità, trasporterà «fonti rinnovabili come idrogeno e ammoniaca». Le stesse di cui si è parlato a Cagliari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Le tecnologie per implementare l&#8217;economia circolare sono mature grazie alla collaborazione tra l&#8217;università e il mondo industriale», ha sottolineato il <strong>presidente e amministratore delegato di Human Bio Innovation group, Daniele Basso. </strong>«Il prossimo passo è uno sforzo realizzativo della Regione, che si sta dimostrando pronta a cogliere le opportunità della transizione energetica, e noi come impresa siamo pronti ad affiancare questa sfida. I presupposti per creare una forma consorziata che adotti un modello di Sardegna vincente ci sono tutti».</p>
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